Il canto e le musiche hanno sempre rappresentato
per il popolo lo strumento maggiormente consono
al suo animo per esprimere gioie e dolori
e per dare maggiore carica emotiva ad un
rito o ad un´occasione.
In passato i cantori, riuniti in occasioni
di matrimoni, feste, conviti, si cimentavano
in strofe, a chi ne sapesse improvvisare
di più belle e toccanti, satiriche
o pietose, osannanti o di disprezzo, ove
il tema dell´amore era sempre il principale,
ma spesso cedeva il posto a comiche battute
nei confronti di personaggi o situazioni
che costituivano la piccola cronaca del microcosmo
paesano.
Il canto popolare, laddove ancora si pratica,
ha così acquistato una sua forma quasi
definita, appunto perchè son venute
a mancare la fantasia e la versatilità
dei cantori del passato e i testi ne vengono
accettati passivamente, curando anche di
obbedire a certe regole; come, ad esempio,
ricordare il verso ascoltato dal nonno o
riprodurre le giuste assonanze rivendicando
un tipo di motivo proprio di una località,
che si distingue da quello delle aree limitrofe
e che in alcuni casi differisce da paese
a paese.
Per quanto riguarda gli argomenti, i canti
cilentani ripropongono i temi comuni alla
tradizione popolare dell´Italia meridionale:
da quelli d´amore - i pił numerosi
- (serenate, lontananza, passione, disprezzo)
a quelli politici e sociali; da quelli legati
al ciclo della vita umana (ninna-nanne, strofette
per divertire i bambini, imenei, lamenti
funebri) a quelli sul destino
I canti venivano accompagnati, un tempo,
da rudimentali strumenti musicali, zampogna,
la ciaramella, il fischietto, la chitarra
battente, il pandolino, il violino, e il
tamburo,che non davano il motivo, bensì
servivano solo per segnarne il ritmo e accennare
la melodia di base.
Oltre alla zampogna e ciaramella, ancora
usate nei paesi dell´interno, gli altri
strumenti ormai sono scomparsi, lasciando
il posto all´organetto, di importazione
calabro-lucana, suonato dagli ultimi cantori
che ancora riescono a modulare le note dell´antico
canto alla cilentana; rarissimi i suonatori
di chitarra battente e di zufolo, quest´ultimo
usato nell´ultima tradizione solo durante
i riti di Natale.
Questi strumenti venivano suonati insieme,
in una specie di concertino, detto li suoni,
solo in alcune occasioni, tali un matrimonio
o una festa di piazza. Nelle serenate era
in uso il violino accompagnato dalla chitarra
battente; lo zufolo ed il tamburo segnavano
il ritmo e le melodie nelle cantilene della
trebbiatura; mentre la zampogna, e le ciaramelle,
e oggi l´organetto o fisarmonica, accompagnano
i canti del pellegrinaggio al Sacro Monte.
Tratto da:
AMEDEO LA GRECA, "Premessa", in
ENRICO RENNA, SANTINO SCARPA, Carmina Cilenti.
Il canto popolare cilentano nella tradizione
orale: una proposta di studio etno-musicale,
opuscolo con musicassetta, Centro di Promozione
Culturale per il Cilento, Acciaroli, 1995,
pp. 5-9.